QUALCHE CONCETTO FONDAMENTALE

Vi faccio una domanda, sapete cosa si intende per “pensare fuori dagli schemi”? O “out of the box” come si dice in inglese?

Significa provare ad immaginare come potrebbe essere una determinata cosa se certi assunti riguardo quella cosa non fossero più veri.

La nostra mente è piena di assunti, in tutti i campi, cioè cose che riteniamo vere e che non metteremmo mai in discussione, perché? Per educazione o influenze ambientali, o perché ci siamo autoconvinti.

Vediamo qualcuno di questi assunti:

  • Nella vita ciò che rende felici e realizzati è il raggiungimento dei nostri obiettivi

E se non fosse così? Il raggiungere certi obiettivi ci soddisfa, ma solo temporaneamente. Per sentirci di nuovo felici definiamo quindi altri obiettivi, li raggiungiamo e dopo un po´ siamo di nuovo al punto di partenza.

Quello che però può essere un ottimo primo passo è il definire (non raggiungere) certi obiettivi, e il lavorare per ottenerli. Quello che conta è cioè il processo che porta al risultato, non il risultato stesso.

Perché? Perché l’unica cosa importante è il momento presente, non il futuro nel quale forse raggiungeremo l’obiettivo. Avere un obiettivo è importante in quanto ci fa agire e ci tiene incollati al presente. I nostri pensieri ed energie sono rivolti all’adesso, perché quello che facciamo adesso determinerà se raggiungeremo o meno l´obiettivo che tanto ci è caro.

Nella visione comune abbiamo quindi:

  • uno o più processi, sono il mezzo che ci permette di ottenere quello che vogliamo (i nostri obiettivi)
  • i nostri obiettivi, sono il fine che forse raggiungeremo, e che determinerà se saremo felici o meno

Nella visione “fuori dagli schemi” abbiamo invece:

  • i nostri obiettivi, sono il mezzo che ci dà la motivazione e la spinta necessaria a mettere in atto un processo
  • il processo, è il fine che ci focalizza sul presente ed è quello che ci fa sentire vivi

Il mezzo e il fine sono ribaltati, gli obiettivi sono importanti, ma non in sé, solo come strumento.

Il fine è il vivere l’adesso, senza pensare al passato o al futuro (o pensandoci solo per decidere come agire adesso).  

Prima di iniziare a lavorare su noi stessi e a confrontarci con il mondo esterno è importante avere ben chiaro questo concetto.

I desideri, le passioni, ciò che vogliamo realizzare nella vita, sono tutte cose importantissime che abbiamo a disposizione come mezzi per vivere intensamente l’ora, ma non sono loro a darci la felicità.

Ma non solo le cose che consideriamo positive, anche quelle negative, come le nostre paure, possono essere usate per lo stesso fine, e spesso sono anche molto più efficaci.

In che modo? Nel momento in cui ci mettiamo in gioco e affrontiamo una nostra paura ci sentiamo incredibilmente vivi, siamo superpresi dal momento presente.

Potreste obiettare, si ma sentiremo anche e soprattutto emozioni negative (ansia, nervosismo). Forse, ma le emozioni negative non lo sono in quanto tali, ma solo perché le consideriamo così (torno presto su questo).

Estendendo ancora, la vita stessa, con tutte le sue difficoltà e i suoi aspetti positivi (o almeno che noi consideriamo tali), è uno strumento preziosissimo che abbiamo a disposizione per il nostro fine, che è assaporare, odorare, sentire, vivere il momento presente.

Per questo non ha molto senso attaccarsi emotivamente all´obiettivo, dire “nella vita devo ottenere questo e quest’altro, devo diventare così o cosà altrimenti non sarò soddisfatto”.

Se si è attaccati all’obiettivo si vive molto meno il presente perché il pensiero è rivolto al futuro, a quello che potrebbe capitare e che temiamo, come il fallimento.

E se temiamo il fallimento agiamo in maniera molto meno efficace per il raggiungimento dell’obiettivo.

Ma raggiungere l’obiettivo o fallire è irrilevante, quello che conta è imparare a godersi il percorso (i momenti “belli” e anche e soprattutto quelli “brutti”).

Nel nostro cammino definiremo spesso degli obiettivi basati su chi siamo, cosa vogliamo, le nostra paure eccetera, ma solo come base per agire efficacemente nel presente, che è tutto ciò che conta.

Quindi possiamo trasformare l’assunto iniziale in:

Nella vita ciò che rende felici e realizzati è vivere consapevolmente il momento presente.

Secondo assunto:

  • Ci sono emozioni e pensieri positivi ed emozioni e pensieri negativi, e bisogna vivere inseguendo i primi e cercando di limitare il più possibile i secondi.

Le emozioni e i pensieri non sono di per sé positivi o negativi, semplicemente sono. È il rapporto positivo o negativo che abbiamo con una certa emozione o pensiero a farcela sembrare tale.

Diventano un problema solo se noi li consideriamo tali.

Perché se ci sentiamo felici non è un problema e se ci sentiamo tristi si?

Perché consideriamo la tristezza come un qualcosa di negativo, che sarebbe meglio non ci fosse, magari proviamo a scacciarla ma solitamente non funziona.

Più proviamo a liberarci di un´emozione o di un pensiero, più quello si rafforza.

Nel momento in cui impariamo a vivere e a goderci pensieri ed emozioni “negative” (anche cercandole esplicitamente come vedremo), non sono più un problema.

Cosa vuol dire nella pratica? Che non sono più un ostacolo, ma anzi possono essere utilizzate come stimolo all´azione e anche in questo caso per vivere profondamente il presente. Magari proprio grazie a emozioni “negative” riusciamo a fare qualcosa che altrimenti non riusciremmo a fare.

L’assunto iniziale puo’ diventare.

Ci sono emozioni e pensieri, che fan parte della vita, possiamo imparare a goderceli e a sfruttarli per il nostro fine.

Terzo assunto:

  • Nella vita capitano cose positive e negative, che causiamo noi o arrivano dall’esterno, e ci fanno star bene o male

Anche qua gli accadimenti non sono positivi o negativi, semplicemente sono.

Sono un problema solo se noi li consideriamo tali; l’unica cosa che conta non sono gli accadimenti ma la reazione che abbiamo ad essi.

Magari viviamo un’esperienza “negativa” e stiamo male per due giorni prima di riprenderci.

Riviviamo un’esperienza analoga, ma questa volta stiamo male solo per un giorno.

Esternamente è capitata la stessa cosa, ma ciò che conta è il cambiamento in noi, che ci ha portato nel secondo caso a reagire diversamente.

Questo vuol dire per esempio che possiamo usare il mondo esterno e gli accadimenti per testarci, per vedere come reagiamo. Possiamo provocare determinati accadimenti che ci destabilizzano emotivamente per migliorare gradualmente la nostra reazione emotiva a tali accadimenti. Più ci esponiamo a tali accadimenti più impariamo a gestirli.

Alla fine l’unica cosa che conta per sentirci felici e realizzati è il nostro mondo interiore, non quello che ci capita. Se impariamo a gestire il nostro mondo interiore a prescindere da quello che ci capita avremo raggiunto lo scopo.

Per questo i nostri desideri, paure, aspirazioni eccetera possono essere strumenti utilissimi, perché ci portano ad esporre i nostri lati più vulnerabili che sono quelli che più hanno bisogno di questo “lavoro emotivo”.

L’assunto iniziale può diventare:

Nella vita ci capitano cose, a cui possiamo reagire in diversi modi. Possiamo imparare a controllare emotivamente e mentalmente le nostre reazioni di modo che il nostro stato interiore dipenda sempre meno dall’esterno.

Concludendo possiamo utilizzare la nostra vita, con tutte le cose “positive” e tutte quelle “negative”, come strumento per il raggiungimento del nostro scopo.

Nella visione comune le cose negative sono viste come ostacoli o come problemi da risolvere o superare, nella visione di questo sito possono essere utilizzate come formidabili mezzi per migliorare.

Non preoccupatevi quindi se la vostra vita è dura, se siete pieni di paure o insicurezze, tanto meglio! Consideratevi privilegiati, avete a disposizione strumenti potentissimi, si tratta solo di imparare ad usarli.

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